Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti, Firenze Tempo Reale e tempo della realtà Gli orologi di Palazzo Pitti dal XVII al XX secolo

 

Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti, Firenze

Tempo Reale e tempo della realtà

Gli orologi di Palazzo Pitti dal XVII al XX secolo

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Prorogata al 5 marzo 2017 la mostra Tempo Reale e tempo della realtà. Gli orologi di Palazzo Pitti dal XVII al XX secolo per i grandi consensi di pubblico e i riconoscimenti della critica.

In mostra circa sessanta orologi selezionati da un patrimonio di 200 esemplari, legati al Palazzo oppure donazioni per le collezioni museali, scelti in base alla forma e destinazione d’uso ed ambientati in una suggestiva scenografia di arredi e dipinti coevi.

Arredi di pregio, gli orologi, hanno regolato i ritmi della vita a corte in tutta la loro qualità tecnico scientifica e storico artistica.

Esposta anche un’ ampia panoramica di strumenti scientifici, come la replica del Giovilabio di Galileo o diversi esemplari di orologio solare, utilizzati prima dell’ invenzione dell’orologio e provenienti da altri musei fiorentini quali il Museo Galileo e il Museo Stibbert.

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L’ allestimento spettacolare sottolinea gli stili di epoche diverse, ed i gusti di coloro che si successero sul trono del Granducato di Toscana: dalla sobria eleganza della religieuse decorata con lo stemma mediceo e con la mostra sorretta dalla figura alata e barbuta, allegoria del tempo, all’orologio raffigurante una maestosa Aurora. Manufatti decorati con divinità mitologiche, personificazione di idee astratte legate allo scorrere delle ore, ma anche animali dal significato metaforico, come nell’esemplare di orologio da mensola su dorso di un elefante, simbolo di pazienza e longevità.

La mostra Tempo Reale e tempo della realtà è nata dal desiderio di richiamare per la prima volta l?attenzione del pubblico sull?importante collezione di orologi conservata nei prestigiosi ambienti di Palazzo Pitti, attraverso una significativa scelta di tali oggetti d?arte (circa sessanta orologi selezionati da un patrimonio totale di oltre 200 esemplari, la maggior parte storicamente legati al Palazzo oppure acquisiti in seguito a donazioni per le collezioni museali), selezionati in base alla forma e destinazione d?uso ed ambientati in una suggestiva scenografia di arredi e dipinti coevi, Firenze, 10 Settembre 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA +++ NO SALES EDITORIAL USE ONLY +++

Un’altra sezione è dedicata al rapporto fra tempo e musica con congegni sonori applicati al meccanismo dell’orologio, come l’Orchestrion esposto nella Sala della Musica, con suono simile ad un’orchestra.

Altri importanti gruppi di orologi da persona, pervenute al Museo del Tesoro dei Granduchi a partire dal 1929, sinonimo di eleganza sia maschile che femminile, sono accostati a dipinti così da poter osservare come si indossavano tali accessori.

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Infine l’orologio da polso da indossare sottolinea il cambiamento sociale adeguato ai frenetici ritmi della vita moderna.

La mostra a cura di Enrico Colle e Simonella Condemi, , come il catalogo edito da Sillabe, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

A-M. D. P.

Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti, Firenze, fino al 5 marzo 2017

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ATTORNO A KLIMT GIUDITTA, EROISMO E SEDUZIONE

ATTORNO A KLIMT

GIUDITTA, EROISMO E SEDUZIONE

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Cortocircuito. Dialogo tra i secoli” è il primo appuntamento d’arte moderna e contemporanea nell’ambito del progetto per il Centro Culturale Candiani di Mestre che prende avvio dalla mostra Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione, ideata da Gabriella Belli, Direttore della Fondazione Musei Civici. Dal questo ricco patrimonio, poi, si attingeranno altri capolavori per i successivi incontri in Terraferma, come ha voluto anche il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

La mostra, con ottanta opere, si incentra sulla figura di un mito della tradizione biblica: ‘Giuditta’, realizzata da Gustav Klimt nel 1909 per la Biennale Internazionale d’Arte del 1910 e acquisita nello stesso anno dal Municipio di Venezia per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro per 9 mila lire!

Altre opere provengono dal Museo Correr, Ca’ Rezzonico, Museo Fortuny, Museo di Palazzo Mocenigo e da altri musei come il Mart di Trento e Rovereto e da varie collezioni private nazionali e internazionali.

L’ allestimento è dell’ architetto e scenografo Pierluigi Pizzi.

Il soggetto delle opere è, dunque, Giuditta, da cui prende avvio un dialogo tra antico e moderno espresso in pittura, scultura, incisione e fotografia, nonché da esegesi opposte, proprio in “cortocircuito”.

Il soggetto di Giuditta e Oloferne è stato rappresentato in scultura da Donatello e nei dipinti da Mantegna, Botticelli, Michelangelo,Tiziano, Caravaggio e, tra altri, da Artemisia Gentileschi fino a Klimt.

Giuditta-II-Klimt-1909Ed è su Giuditta II, Salomè che stimoli antichi e contemporanei si avvicendano: dalla Giuditta biblica all’interpretazione artistica nel Cinque e Seicento fino al Simbolismo e alla Secessione Viennese, nonché la sua interpretazione al cinema in un insieme di brani di celebri ‘Dive’ degli anni venti assemblati da G. P. Brunetta.

La figura di Giuditta, dopo raffigurazioni drammatiche, convulse, vendicative, è rappresentata modernamente da Klimt con lo sguardo freddo e distante e come giustiziere crudele, dalle mani contorte e dal viso affilato con tratti tra l’espressionismo e il simbolismo.

La verticalità della figura conferisce all’opera un’ imponente padronanza di gusto liberty inimitabile. L’opera, dunque, è una raffigurazione del suo tempo, quello della caduta degli dei e degli ideali.

Altro elemento che modificò la pittura di Klimt, e quella degli artisti della “finis Austriae”, fu lo spirito anti liberale e l’ influsso filosofico derivante da Wagner e da Nietzsche con l’ opposizione allo spirito “apollineo” e l’esaltazione dell’aspetto “dionisiaco” e creativo delle forze dell’istinto che, mal interpretato dalla politica tedesca, tanto danno fecero in seguito all’Europa. L’opera “d’oro” di Klimt, insomma, terminò e iniziò l’aspetto meno luminoso e più reale, in relazione alla decadenza e alla vita rappresentata con stile non più sfarzoso, ma decorativo, espressionista e di colore, stile che fece dell’opera di Klimt un presidio del Modernismo europeo, sintetizzato infine dalla sua Giuditta.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Linea d’Acqua, Venezia, 2016, con interventi di G. Belli, Flavio Caroli, G. P. Brunetta, E. Barisoni, E. Marchetti e M. Piccolo.

Anna Maria Di Paolo

Mestre, Centro Culturale Candiani 14 dicembre 2016 – 5 marzo 2017

 Fondazione Musei Civici di Venezia

http://www.visitmuve.it/it/corto-circuito-dialogo-tra-i-secoli/attorno-a-klimt-giuditta-eroismo-e-seduzione/

 Incontri di approfondimento

Un appuntamento al mese

Gennaio Gabriella Belli La Gaia Apocalisse. Il mito nella pittura di Klimt

Febbraio Vittorio Pajusco Klimt e i klimtiani a Venezia

Marzo Flavio Caroli Con gli occhi dei maestri

 Date in via di definizione

Informazioni: education@fmcvenezia.it https://www.facebook.com/MUVEeducation

 Sede. Centro Culturale Candiani, Piazzale Candiani, 7

Venezia Mestre

FB, Twitter e Instagram Muve

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#MUVEcortocircuito

 Info

visitmuve.it/cortocircuito

info@fmcvenezia.it

 Orario

10.00-19.00. Chiuso il lunedì

Biglietti. Intero: € 5, Ridotto: € 3

 

Press: 

Riccardo Bon, press@fmcvenezia.it _

 Antonella Lacchin, lacchin@villaggio-globale. 

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MILANO – PINACOTECA AMBROSIANA CARAVAGGIO SAN GIROLAMO SCRIVENTE

MILANO – PINACOTECA AMBROSIANA

CARAVAGGIO

SAN GIROLAMO SCRIVENTE

56 Caravaggio, San Girolamo senza cornice bianca

Alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano si potrà ammirare “San Girolamo scrivente”, capolavoro di Caravaggio che per tre mesi sostituirà, nel percorso museale, la “Canestra di frutta” che sarà esposta nella rassegna sul Caravaggio, alla Galleria Borghese di Roma, in inverno.

“San Gerolamo”, che oltretutto tradusse la Bibbia dall’ebraico al latino, era un “tema frequente” della pittura della Controriforma, e anche il cardinale Scipione Borghese diede a Caravaggio la committenza di un’opera sul Santo.

 Il San Girolamo scrivente è citato per la prima volta dallo storico Giacomo Manilli che lo registrava nel 1650 nella ‘Stanza del Moro’ di Villa Borghese. Il dipinto presenta il santo nell’aspetto del penitente mentre, assorto nella lettura, allunga il braccio per intingere la penna nel calamaio. La sua figura posta da Caravaggio di tre quarti col capo reclinato su un formato orizzontale, in linea con la natura morta dei libri, del teschio e della tavola, ingloba quindi S. Gerolamo nell’assieme. L’immobilità del santo si estende nell’ambiente, un interno appena accennato con una scrivania ingombra di volumi, costruito per piani paralleli con segni di luce sugli oggetti.

F266inf-44Gli elementi presenti nella composizione sono dunque esigui ed i colori sobri in contrasto col rosso manto di san Gerolamo e col panno bianco che pende dai libri.

La modernità della stesura pittorica e la maturità compositiva inducono a datare la tela, tra la fine del 1605 e i primi mesi del 1606, momenti estremi della fase romana del Caravaggio, in continuità con la Cena in Emmaus di Brera e la Morte della Vergine del Louvre.

Com’ebbe modo di sottolineare Claudia Tempesta, “Il San Girolamo scrivente è una delle opere più sconcertanti del maestro, dove l’apparente rigore geometrico della composizione è contraddetto dal luminismo pluricentrico che svolge un nuovissimo compito sia dal punto di vista della composizione figurativa che di commento morale.

L’opera è un dialogo della luce e dell’ombra: la luce chiara colpisce le pagine aperte su cui è posato il teschio: solo in presenza della morte si comprende e s’illumina il libro della vita”.

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La proposta si completa con otto disegni, conservati in Ambrosiana, che analizzano l’evoluzione dell’iconografia di San Girolamo illustrata da Albrecht Dürer in San Girolamo nello studioGiulio Romano in San Girolamo traduce la Bibbia, Guercino in San Girolamo nel deserto, Giuseppe Nuvolone in San Girolamo, Donato Creti in San Girolamo nel deserto, Giacomo Zoboli ne L’ultima comunione di San Girolamo, Isidoro Bianchi in San Gregorio e San Gerolamo, Giovanni dell’Opera in San Girolamo tormentato.

Accompagna la mostra un catalogo Nomos Edizioni.

L’iniziativa è affiancata da appuntamenti che approfondiranno le tematiche proposte dalla mostra, secondo vari tagli che vanno dalla storia dell’arte alla teologia.

Anna Maria Di Paolo

CARAVAGGIO. SAN GIROLAMO SCRIVENTE

Milano, Pinacoteca Ambrosiana (piazza Pio XI, 2)

9 novembre 2016 – 19 febbraio 2017

da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00; chiuso lunedì

Chiuso il 25 dicembre, 1 gennaio

Ingresso sola mostra: Piazza San Sepolcro

Ingresso Pinacoteca Ambrosiana + mostra: Piazza Pio XI, 2

Biglietti: Solo mostra: € 8,00

Pinacoteca Ambrosiana (inclusa mostra San Girolamo):

intero € 15,00, ridotto € 10,00

Info

prenotazione.visite@ambrosiana.it

Ufficio stampa

daniela.ambrosio@clponline.it; www.clponline.it


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THE JAPANESE HOUSE AL MAXXI DI ROMA

THE JAPANESE HOUSE AL MAXXI DI ROMA

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Il MAXXI – con la mostra The Japanese House. Architettura e vita dal 1945 a oggi co-prodotta dal MAXXI con Japan Foundation, Barbican Centre e Museum of Modern Art Tokyo – racconta tre generazioni di progettisti dal dopoguerra a oggi, esplorando uno dei temi centrali dell’architettura giapponese: il disegno della casa.

Dal lavoro di archistar come Kenzo Tange, Toyo Ito, Kazuyo Sejima e Shigeru Ban,

a quello di alcuni dei loro maestri finora meno conosciuti in occidente, come Seike Shirai, Kazuo Shinohara, Kazunari Sakamoto fino alle sperimentazioni di alcuni giovani progettisti  promettenti.

 

Nei disegni, nei modelli e nelle fotografie traspare tutta la loro naturale semplicità, tradizione e modernità,  in un dialogo con i committenti, con la società e con la città giapponese.

Ne è derivata un’interpretazione della casa innovativa che racconta la composita cultura  giapponese.

 

A. M. D. P.

 

Architettura e vita dal 1945 a oggi

 

ROMA, MAXXI

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PROTOBALLA La Torino del giovane Balla alla GAM di TO

PROTOBALLA

La Torino del giovane Balla

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PROTOBALLA, La Torino del giovane Balla vuole raccontare il legame del pittore con Torino, dove Giacomo Balla visse fino al 1895. A partire dalla documentazione del poverissimo Borgo del Rubatto, dove nacque nel 1871, si seguono le amicizie e la complessa formazione dell’artista che, terminati gli studi, lavora in uno studio di litografia, mentre segue un corso serale di disegno e frequenta per alcuni mesi l’Accademia Albertina. Autodidatta, in sostanza, ricerca il suo stile artistico, ed è influenzato dagli Artisti Divisionistiche frequenta, come dimostrano i suoi primi lavori. Si svolge così un dialogo con la pittura piemontese che giunge fino al 1907, anno in cui Balla realizza lo straordinario Ritratto di Clelia Ghedini Marani, conservato alla GAM, e anno in cui si tolse la vita Giuseppe Pellizza da Volpedo, le cui ricerche sul fronte divisionista e simbolista furono un punto di riferimento cruciale per la ricerca giovanile di Balla.


L’esposizione,
realizzata con il generoso contributo della Fondazione Ferrero, è pensata come ideale complemento della mostra FUTURBALLA alla Fondazione Ferrero di Alba, e approfondimento di uno dei capitoli ancora poco indagati della vita di Giacomo Balla.

Curata dal Conservatore capo della GAM Virginia Bertone e da Filippo Bosco, allievo della Normale di Pisa, la mostra offre un ritratto della scena artistica torinese fin de siècle in relazione alla formazione e alle amicizie di Giacomo Balla, che sotto il profilo professionale si affermerà poi a Roma all’inizio del Novecento.

In mostra sono esposte per la prima volta le rare fotografie di Mario Gabinio che documentano la realtà povera dei sobborghi torinesi, e in particolare del quartiere Rubatto, accanto al grande dipinto di Giacomo Grosso, il Ritratto di Olimpia Oytana Barucchi e allo studio di Balla per il Ritratto di Clelia Ghedini Marani, oltre a opere di Federico Boccardo, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Pilade Bertieri, Felice Carena e Antonio Maria Mucchi. In mostra anche diverse riproduzioni di documenti di Giacomo Balla conservati all’Accademia Albertina.

Ritratto di Clelia Ghedini Marani, 1907

Ritratto di Clelia Ghedini Marani, 1907

Il percorso espositivo prende avvio dalla sua frequentazione dei corsi all’Accademia Albertina (1886-1891), scelta che appare decisiva per un artista che sarà sempre consapevole dei suoi mezzi tecnici e non secondario in tal senso è l’autorevole insegnamento di Giacomo Grosso, che si afferma in quegli anni come figura centrale della scena accademica torinese.

La difficile situazione famigliare ed economica impone al giovane Balla esperienze lavorative nel mondo della tecnica, che saranno importanti tanto quanto l’educazione artistica: dapprima presso il litografo Pietro Cassina e poi presso l’importante studio di Paolo Pietro Bertieri; qui Balla approfondisce la pratica della fotografia cui lo aveva già avviato la passione autodidatta del padre.

L’amicizia con il figlio di Bertieri, Pilade, lo introduce nell’ambiente dei giovani artisti torinesi, che si individuano proprio come la generazione degli “allievi di Grosso”. Ricerche pittoriche isolate e singolari di coetanei di Balla, come gli interni intimisti di Federico Boccardo e soprattutto le analitiche vedute urbane di Francesco Garrone, sono esempi utili ad arricchire il panorama torinese. Questo era caratterizzato dalla pittura di paesaggio e da quella accademica: un particolare rilievo per Balla assume la conoscenza di Giuseppe Pellizza da Volpedo, importante riferimento per il divisionismo che poi adotterà a Roma.

Giacomo Balla

Giacomo Balla

Il trasferimento a Roma nel 1895 non gli consente che una prima timida apparizione pubblica, con un acquerello non identificato, all’Esposizione della Promotrice di Belle Arti nel 1891. Non partecipa dunque alle grandi rassegne nazionali di fine secolo, nelle quali si profila la nuova generazione dei “giovani” torinesi, anch’essi allievi di Giacomo Grosso. È con questi artisti che può essere confrontata la prima produzione romana di Balla, che nel 1902 mandava da Roma un’opera alla Prima Quadriennale. Oltre a Pilade Bertieri, si tratta di Felice Carena, Antonio Maria Mucchi, Luigi Onetti, Mario Reviglione, Domenico Buratti. Il fondamentale incontro con l’arte internazionale a Parigi nel 1900, la vivace ricerca di una modernità della pittura, la forte istanza sociale nelle opere di questi artisti, l’impatto positivo della torinese Esposizione d’Arte Decorativa Moderna del 1902 sono tutti elementi presenti nel Giacomo Balla pre-futurista.

L’indagine sul giovane Balla permette dunque di recuperare una pagina importante e ben specifica della storia artistica di Torino, troppo a lungo dimenticata, che rimane uno scenario prezioso per la comprensione della sua produzione successiva.

A.M.D.P.

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Wunderkammer GAM. La Torino del giovane Balla
4 novembre – 27 febbraio 2017 GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Via Magenta 31 – Torino

 Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima Ingressi: € 10 – ridotto € 8

INFO: Centralino tel. 011 4429518 – Segreteria tel. 011 4436907

e-mail gam@fondazionetorinomusei.it

Ufficio stampa GAM Daniela Matteu daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it

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RITMO SOPRA A TUTTO, I PRIMI 50 ANNI DEL IL MA*GA DI GALLARATE, VA.

RITMO SOPRA A TUTTO, I PRIMI 50 ANNI

DEL IL MA*GA DI GALLARATE, VA.

E.Prampolini-Composizione 1952

E.Prampolini-Composizione 1952

Per celebrare i 50 anni di fondazione, il Museo MA*GA di Gallarate ha cercato “la continuità critica tra quelle ormai lontane radici novecentesche e la nostra contemporaneità, attraverso vari tipi di analisi dell’immenso patrimonio“ con la mostra “Ritmo sopra a tutto”, curata da Franco Buffoni che ha indicato come filo rosso di connessione leArti figurative e la poesia.

Del resto, da sempre, l’intuizione e il sentimento sono i mediatori sia della pittura e della scultura che della poesia.

La pittura moderna, infatti, diventata cubista o anche astratta, si è liberata dalla rappresentazione razionale e ha applicato all’arte il criterio della musica non dipingendo pertanto gli oggetti, ma la verità che li sottende. Ed è così che l’uso della linea pura, del colore e della struttura geometrica diventano la base di tutte le forme, e le figure non ne sono l’emblema ma il concetto.

Ne sono conseguite analogie e riferimenti nello sviluppo della poesia con gli artisti in un confronto sorprendente e scambio tra ermetismo, neo-realismo, neoavanguardia, poesia dialettale, neo-orfismo e persino “prosa in prosa” con la pittura in indistinguibili elementi espressivi nelle arti.

A.-Basaldella-A-De-Falla-1952

A.-Basaldella-A-De-Falla-1952

 

Presenti i grandi poeti del Novecento, da Eugenio Montale a Giovanni Raboni, e artisti che hanno mescolato i linguaggi dell’ arte visuale e della letteratura come  Nanni Balestrini, Emilio Isgrò Emilio Villa.

 

Il Maga, nato nel 1966 come GAM, Civica Galleria d’Arte Moderna di Silvio Zanella, raccolse opere a partire dagli anni Venti, e poi dal 1949-50 e dagli anni Settanta/Ottanta realizzando il Premio Gallarate a tema, in un appartamento di 170 mq che divenne prima GAM, e oggi MA*GA.

Si tratta, dunque, più che di una mostra celebrativa, di un’opportunità indicativa di riflessione per il suo futuro.

 L’esposizione riguarda, dunque, mezzo secolo di arte contemporanea in Italia, dall’esperienza del MAC, Movimento Arte Concreta, fino ad oggi con Marzia Migliora, Adrian Paci, Luigi Presicce, Moira Ricci.

 

 

A. Garau, Composizione, 1952

A. Garau, Composizione, 1952

La collezione permanente di uno tra i primi musei d’arte moderna e contemporanea in Lombardia, è documentata da cento opere tra cui lavori di Lucio Fontana, Felice Casorati, Mario Sironi, Giorgio de Chirico, e, tra altri, Giorgio Morandi.
Ritmo sopra a tutto” prende l’avvio ideale col riallestimento integrale della storica mostra con cui, nel 1966, aprì l’allora Civica Galleria d’Arte Moderna con l’esposizione delle opere con cui gli Artisti parteciparno all’VIII edizione del Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate e che, con le precedenti acquisizioni, costituirono la ricca collezione in cui si ricordano, tra altri, Renzo VespignaniEmilio ScanavinoMario RadiceFranco GentiliniBruno Saetti.

 

Le altre sezione dell’esposizione comprendono l’arte degli Anni Quaranta e Cinquanta. La sala dedicata al MAC, movimento che acquisì con decisi colori e forme rigorose una nuova armonia allo spazio pittorico,si avvale di opere di Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Bruno Munari, e Augusto Garau insieme alla presenza della poetessa Amelia Rosselli, di cui sono proposti sia alcuni acquerelli inediti sia testi in versi come Il poemetto La Libellula messo in relazione, appunto, con la pittura astratto-geometrica del MAC.

Sul tema del paesaggio elusivo e introspettivo, sono presenti le poesie di Eugenio Montale e di Cesare Pavese accompagnate dalle tele di Mario Sironi, Ottone Rosai, Giorgio Morandi, Felice Casorati, Ernesto Treccani, Giuseppe Guerreschi, Renzo Vespignani che indagano, con stile e sensibilità originali, il disorientamento dell’artista nei confronti della natura e della città in febbrile trasformazione.

 Sul versante del paesaggio naturalista, troviamo opere di Ennio MorlottiMattia Moreni e, tra altri, di Silvio Zanella, a cui si contrappongono opere spaziali di Lucio Fontana ed Emilio Scanavino, ugualmente tesi ad andare oltre la figurazione.

 Per il periodo delle Neo-avanguardie, negli Anni Sessanta e Settanta, emerge la poesia visiva e le ricerche verbo-visuali di Emilio Villa, Nanni Balestrini ed Emilio Isgrò nella commistione di forme espressive. Nello stesso periodo proliferano le battaglie per i diritti civili, tra cui quelle del movimento femminista con la presenza di opere di Carol Rama, Marinella Pirelli, Amelia Rosselli, Mirella Bentivoglio.

Si sviluppò altresì un’arte giocosa grottesca e satirica come quella di Enrico Baj con Dame e Generali o anche con gli incubi disegnati di Franco Vaccari.

L.Fontana, concetto spaziale,1960

L.Fontana, concetto spaziale,1960

L’esposizione si conclude con opere contemporanee come quelle concettuali d Alberto Garutti, Cesare Pietroiusti, Luca Vitone e opere multimediali di Studio Azzurro, oltre agli scritti di Aldo Nove, in piena letteratura post-moderna.

Ormai il processo mimetico tra i più diversi linguaggi espressivi è giunto a completa maturazione, al punto che è lo stesso processo creativo ad essere opera d’arte come nelle installazioni di Marzia Migliora Luigi Presicce, come nei complessi progetti di Adrian Paci.

Insomma, è un interessante proposta attraverso Cinquant’anni di storia e di arte

Anna Maria Di Paolo

RITMO SOPRA A TUTTO, MUSEO MA*GA, GALLARATE (VA), fino al 5 febbraio 2017

Martedì-venerdì, 9.30|12.30, 14.30 | 18.30

Sabato e domenica, 11.00|19.00, Lunedì chiuso

Info. info@museomaga.it // www.museomaga.it

Ufficio stampa MA*GA

CLP Relazioni Pubbliche | anna.defrancesco@clponline.it|www.clponline.it

 

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«Galleria Multimedia Arte Contemporanea via Provinciale 15 Erbusco, 1976» Omaggio a Romana Loda

«Galleria Multimedia Arte Contemporanea

via Provinciale 15 Erbusco, 1976»

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«Galleria Multimedia Arte Contemporanea via Provinciale 15 Erbusco, 1976»

è un vistoso volume curato da Giuseppe Marchetti, in omaggio a Romana Loda

che nel 1975 aprì una galleria d’arte contemporanea proprio ad Erbusco,

provincia in tal senso quasi isolata.

Il regista Marchetti ha ricordato i giorni e le ore trascorse ad Erbusco nella

Galleria di Romana Loda, dove tra altri giovani appassionati d’arte, ha iniziato il

suo iter nella conoscenza dell’arte contemporanea. Qui per la straordinaria

sensibilità e acume di Romana, sono passati “ artisti poi diventati famosissimi

come Warhol, Rauschenberg, Wesselmann, Rosenquist, Lichtenstein, Tápies,

Christo, Jim Dine, il newdada e i pop italiani: Rotella, Baj, Adami, Tano Festa,

Schifano, Angeli, Pozzati, Tadini, Del Pezzo, Spoldi, Gilardi, e tra altri, Marrocco,

Giuman e Concato coi loro concerti pittorici. Propose anche: Ketty la Rocca e

Gina Pane che dalla poetica della poesia visiva passarono, attraverso la body art,

all’arte concettuale; e Carla Cerati e Verita Monselle, fotografe femministe.“

in http://annamariadipaolo.myblog.it/2013/01/08/romana-loda-un-ricordo/-

All’indimenticata gallerista, critico d’arte e amica Romana Loda
A. M. D. P.

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LA PASSIONE SECONDO CAROL RAMA ALLA GAM DI TORINO

 

LA PASSIONE SECONDO CAROL RAMA

ALLA GAM DI TORINO

 CarolRama

A Carol Rama la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dedica una retrospettiva come ultima sede d un itinerario el percorso internazionale.

 L’omaggio a Carol Rama, Torino, 1918-2015, infatti, è stato ideato dal Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA) e dal Musée d’Art moderne de la Ville de Paris (MAMVP) ed è stato organizzato dal MACBA e co-prodotta con PARIS MUSÉES / MAMVP, EMMA – Espoo Museum of Modern Art, Irish Museum of Modern Art, Dublino (IMMA) e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.

 Torino è la città dove l’artista ha sempre vissuto e lavorato, e dove molti suoi capolavori sono conservati.

 Già nel 2004 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo dedicava a Carol Rama un’importante mostra che riceveva la consacrazione internazionale.

L’attuale esposizione comprende circa 200 opere che abbracciano settant’anni di carriera, dal 1936 al 2005 ed è a cura di Teresa Grandas e Paul B. Preciado.

 Nata nel 1918 da una famiglia di piccoli industriali torinesi, priva di una formazione artistica accademica, Carol Rama fu segnata dall’esperienza della reclusione della madre in un ospedale psichiatrico e del suicidio del padre, che lasciano un’impronta nella sua opera giovanile .

 Negli anni Trenta e Quaranta Carol Rama elabora acquerelli figurativi con membra amputate e corpi malati che esposti nel 1945, furono censurati per “oscenità” dal governo italiano.

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Negli anni Cinquanta aderì al Movimento di Arte Concreta (MAC) , ma ben presto abbandonò le sue convenzioni geometriche e negli anni Sessanta si avvicinò all’arte informale e allo spazialismo con opere che includendo parole e nomi quali Bomb, Mao Tse-Tung o Martin Luther King.

 Alla fine degli anni Sessanta, dii inserisce

tra arte povera, junk art e Nouveau Réalisme,

col recupero plastico della materia e del corpo stesso.

 Negli anni Settanta, Carol Rama impiega la gomma proveniente dai pneumatici delle biciclette disseziona e trasforma in superfici bidimensionali, al pari di “organismi ancora ben definiti e vulnerabili”.

 Nel 1980 partecipa alla mostra L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940, con opere di cento artiste, a cura di Lea Vergine.

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Negli anni Novanta, Carol Rama cerca usa materiali come il caucciù, le tele dei sacchi postali, i seni, le lingue, i peni, le dentature per formare un’anatomia distorta e autoritratti.

 Carol Rama, ignorata a lungo dalla storia dell’arte ufficiale per la sfida da lei lanciata e per la rappresentazione dissidente della sessualità femminile, fu riconosciuta a livello internazionale solo nel 2003, quando ricevette il Leone d’Oro della Biennale di Venezia. 

image002Si riconobbero nell’opera di Carol Rama i

mutamenti della rappresentazione

pittorica nel XX secolo, accanto al lavoro

di artiste quali Cindy Sherman,

Kara Walker, Sue Williams, Kiki Smith o Elly Strik.

 Accompagna la mostra l’edizione italiana del catalogo edito da Silvana Editoriale, grazie al sostegno della Fondazione Sardi per l’arte.

 Anna Maria Di Paolo

 GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Via Magenta 31 – Torino, fino al 5 febbraio 2017

Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì.

 Info.

Ufficio stampa GAM

daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it

 ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it

michelle.aggio@gmail.com

barbara.papuzzi@fondazionetorinomusei.it

 

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AL VIA IL RESTAURO DEL SECONDO PORTALE DELLA SCALA D’ORO DI PALAZZO DUCALE A VENEZIA

AL VIA IL RESTAURO

DEL SECONDO PORTALE

DELLA SCALA D’ORO

DI PALAZZO DUCALE A VENEZIA

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Quando i privati intervengono generosamente per collaborare nella salvaguardia del nostro favoloso patrimonio artistico c’è da esultare, visto la difficoltà dello Stato a farlo sempre adeguatamente per la complessità e vastità dei tesori.

Ancora una volta a Venezia la collaborazione tra la Fondazione Musei Civici e l’azienda “Gli Orti di Venezia” hanno permesso di valorizzare il Palazzo Ducale sostenendo il restauro del portale sommitale della Scala d’Oro.

L’azienda che commercializza insalate fresche, sane e naturali a marchio “Gli Orti di Venezia”, insomma, si è impegnata a garantire la copertura economica del restauro del portale portale cinquecentesco  “gemello” a quello del primo intervento, conclusosi in estate, collocato anch’esso nell’Atrio Quadrato, che introduce alle sale pubbliche di Palazzo Ducale.

Gli altorilievi raffiguranti avvenimenti storici e simboli di potenza, forza militare, saggezza e giustizia scolpiti sul portale sono stati esposti, per secoli, all’attacco degli agenti inquinanti atmosferici e hanno subito trattamenti di manutenzione a base di olii e cere che ne hanno offuscato quasi completamente la visibilità. 

Palazzo Ducale La Scala d'Oro

Così i coniugi Tamai, titolari dell’azienda “Gli Orti di Venezia”, hanno deciso di supportarne il restauro destinando ad esso 10 centesimi per ogni confezione di insalata a marchio “Gli Orti di Venezia” venduta.

L’intervento di restauro consiste nella pulitura delle superfici ricche di dettagli tridimensionali, operazione minuziosa e lenta condotta mediante impacchi chimici e con l’ausilio di soli strumenti manuali. Nella pulitura si è revisionata la stuccatura in malta deteriorata con l’ approvazione della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per Venezia e Laguna.

La direzione dei lavori è assunta dal Servizio Tecnico e Manutenzioni di MUVE mentre ad eseguire i lavori, che termineranno entro dicembre 2016, è la ditta veneziana Lares Srl. Impresa che ha già operato per il restauro del portale sommitale della Scala d’Oro.

La copertura economica dei lavori da parte de Gli Orti di Venezia è stata possibile grazie al coinvolgimento della clientela della provincia di Venezia e alcuni marchi della grande distribuzione che hanno voluto le insalate Gli Orti di Venezia nei supermercati Conad, Punto Simply, e Iper Tosano di Verona.

Ecco, si spera che altri privati siano altrettanto sensibili e generosi nella partnership pubblico-privato per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del nostro ineguagliabile patrimonio artistico.

 E ancora Louis Vuitton ha rinnovato la

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partnership con la Fondazione MUVE a sostegno del restauro dei modellini architettonici lignei del XVIII secolo appartenenti alle collezioni del Museo Correr
che saranno presentati nello stesso Museo Correr di Venezia nella Sala delle Quattro Porte, Venerdì 14 ottobre 2016.

A. M. D. P.

Info

Fondazione Musei Civici di Venezia

Riccardo Bon, press@fmcvenezia.it

 Gli Orti di Venezia

enrica.marrese@adnkronos.com

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Lo scherzo di Riccardo Giacconi l Museo del Novecento di Milano

 

 

                           Lo scherzo di Riccardo Giacconi

                          Museo del Novecento di Milano

 

Riccardo Giacconi. Lo Scherzo

Riccardo Giacconi. Lo Scherzo

Al Museo del Novecento è stato presentato il video Lo scherzo di Riccardo Giacconi, vincitore di ArteVisione 2016, il progetto di Sky Italia e Careof a sostegno del talento creativo. 

Il Museo del Novecento, infatti, affianca Sky e Careof come partner istituzionale di ArteVisione, acquisendola anche nelle proprie collezioni.

 Con l’obiettivo di sostenere la scena artistica italiana under 30, ArteVisione offre, attraverso un bando nazionale, un premio per la produzione di un’opera video e un percorso di formazione con professionisti del settore audiovisivo, un visiting professor di fama internazionale e un network dei principali musei italiani.

 Al tema del bando 2016 – sulla tecnologia come fattore di trasformazione profonda dell’individuo e dell’intera società – Riccardo Giacconi ha risposto con un ritratto video di Alberto Camerini. Attraverso una serie di conversazioni e un montaggio di materiali d’archivio inediti, Giacconi lascia emergere un racconto ricco di dettagli, variazioni e citazioni che, con grande maestria, rivive insieme al cantautore, in una continua riflessione fra la sua dimensione pubblica di allora e una più privata di adesso.

Evocando alcuni passaggi della carriera di Camerini, che si definisce “cyberclown, arlecchino, burattino”, restituisce la particolarità di uno stile che incrocia pop, punk, folk ed elettronica, ispirato da un lato alla Commedia dell’Arte e alla figura di Giambattista Tiepolo, e dall’altro alle innovazioni tecnologiche e agli inizi dell’informatica.

 

ArteVisione è uno dei progetti di Sky Academy, un insieme di iniziative che attraverso il potere comunicativo della tv e dei suoi contenuti, promuove l’innovazione, e premia la creatività e il talento nelle nuove generazioni.

 

Sky Arte HD, che racconta le infinite risorse del patrimonio artistico mondiale con un occhio di riguardo per la tradizione italiana e il talento dei nostri artisti, supporta e promuove il progetto ArteVisione dando visibilità ai giovani artisti vincitori del bando e divulga le loro opere attraverso i propri canali.

 

L’esposizione è a cura di Chiara Agnello e Iolanda Ratti

 

L’edizione 2017 invita i partecipanti a riflettere sul tema Memoria & Identità. I 10 finalisti selezionati avranno l’opportunità di prendere parte ad ArteVisione LAB, workshop professionalizzante con esperti del settore audiovisivo e con il visiting professor Omer Fast organizzato a Milano dal 16 al 24 gennaio 2017. 

Il nuovo bando ArteVisione 2017, aperto fino al 20 novembre è consultabile online al sito di Sky Academy e di Careof www.skyacademy.it/scholarships/ ewww.careof.org/opportunity/bandiaperti/artevisione-2017

 

A. M. D. P.

 Lo scherzo di Riccardo Giacconi, Vincitore di ArteVisione 2016

Sala Fontana, Museo del Novecento, Milano, fino al 16 ottobre

 Il 15 ottobre ore 18.30, in occasione della Dodicesima Giornata del Contemporaneo AMACI, conversazione fra Riccardo Giacconi e Alberto Camerini, a seguire esibizione del cantautore

 17 ottobre ore 20.00

in prima visione su Sky Arte HD, canale 120 e 400 

 

 

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