ROMA. Il MAXXI, PROGRAMMA per il 2016, 17 nuove mostre

Il MAXXI ha presentato, per il 2016, 17 nuove mostre tra impegno sociale, ricerca, qualità, condivisione e collaborazioni internazionali

SHAZIA SIKANDER

SHAZIA SIKANDER

Il programma del 2016 – frutto del lavoro di squadra del direttore artistico Hou Hanru con lo staff del MAXXI Arte e del MAXXI Architettura diretto da Margherita Guccione – risponde a un’idea di museo aperto e protagonista del dibattito culturale, sociale e politico contemporaneo: dal focus sul bacino del Mediterraneo e sul Medioriente ai temi dell’immigrazione, dell’accoglienza, dell’urbanizzazione, della sostenibilità, raccontati attraverso mostre collettive e personali, progetti speciali, incontri.

 

 

LE MOSTRE

In programma 17 nuove mostre, di cui 3 da poco inaugurate, accompagnate da un ricco programma di incontri, lezioni, approfondimenti,

Tra le nuove mostre già in corso:

JIMMIE DURHAM. Sound and Silliness che presenta quattro intensi ed emozionanti lavori, due audio e due video, realizzati in Italia, fino al 24 aprile. PIERLUIGI NERVI. Architetture per lo sport che illustra i progetti di Nervi per gli impianti sportivi di tutto il mondo, dallo Stadio Berta di Firenze, alle opere per le Olimpiadi di Roma del 1960, fino al primo impianto sportivo multirazziale a Cape Town – Sud Africa, fino al 2 ottobre.

Il progetto ALCANTARA-MAXXI. Local Icons. East West, alla quinta edizione, che racconta il confronto tra Oriente e Occidente, attraverso l’interpretazione che di dieci capitali hanno dato nove designer internazionali, fino al 28 febbraio.

La programmazione 2016 prosegue con AMOS GITAI. Chronicle of an assassination foretold(11 marzo – 5 giugno), una mostra che nasce dal film Rabin, the last day: non solo un omaggio al grande uomo di pace, ma anche il tentativo di ritrarre la crisi della società israeliana di oggi. In mostra cinque proiezioni, fotografie, tracce sonore e una installazione pensata dal regista proprio per la mostra.

 

EXTRAORDINARY_VISIONS_Italia

EXTRAORDINARY_VISIONS_Italia

Con HIGHLIGHTS/Visions – 11 marzo – 4 giugno 2016 – le opere degli artisti e architetti Sou Fujimoto, Michelangelo Pistoletto, Paolo Soleri, Luca Vitone, Franz West e Chen Zhen verranno esposte in un percorso che affronta il tema della “visione”, ossia la capacità di osservare il reale e di trasporlo in una dimensione soggettiva.

Il 13 aprile William Kentridge, a Roma per la presentazione del progetto Triumphs and Laments che il MAXXI ha sostenuto sin dall’inizio, è il protagonista di una Conversazione d’Artista e, da quel giorno, la Collezione permanente si arricchisce di About William Kentridge, una selezione delle sue opere più importanti tra quelle del patrimonio del museo

SUPERSTUDIO. 50 anni di Superarchitettura – 20 aprile-4 settembre – celebra i 50 anni della fondazione del gruppo, con un’installazione site specific pensata per il museo e il ricco corpus di materiali che il MAXXI Architettura sta acquisendo per la sua collezione e che rivelano tutta la complessità del loro lavoro.

Il 2 giugno apriranno al pubblico due mostre:

EXTRAORDINARY VISIONS. Italia (fino al 23 ottobre), che rende omaggio ai 70 anni della nascita della Repubblica italiana, tutta dedicata al Belpaese visto e immortalato da grandi fotografi italiani e internazionali come Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Franco Fontana, Gianni Berengo Gardin, Hiroshi Sugimoyo, Armin Linke, Jordi Bernadò, Massimo Vitali e altri;

e poi BENVENUTO! Sislej Xhafa (fino al 2 ottobre 2016), artista di origine kossovara, Xhafa è da sempre impegnato nell’indagine di temi come accoglienza, identità, nazionalità, migrazioni, legalità, oggi più che mai attuali. A lui è dedicata la retrospettiva con oltre 20 opere tra installazioni, sculture, video, fotografie e dipinti che raccontano il suo percorso dagli anni ’90 a oggi. Il titolo della mostra riprende quello una sua opera ambientale proprio sul tema dell’accoglienza.

Il 21 giugno apre la prima personale italiana di SHAZIA SIKANDER, artista pakistana che lavora con diverse tecniche, dal disegno al video, ispirandosi a immaginari e tradizioni indo–persiane, trasponendoli nel linguaggio e nei temi di oggi, come il cambiamento del rapporto tra Islam e identità individuali nel mondo contemporaneo.

E, sempre dal 21 giugno, l’estate del MAXXI si anima con YAP MAXXI 2016, il progetto per il sostegno dei giovani talenti in architettura in partnership con MoMA/ MoMA PS1, Constructo di Santiago del Cile, Istanbul Modern e MMCA di Seul. Alla sua sesta edizione, presenta nella piazza l’installazione MAXXI Temporary School: The museum is a school. A school is a Battleground dello studio Parasite 2.0 che con scenografie mobili e ambientazioni fantastiche riflette e annulla il limite tra naturale e artificiale.

http://annamariadipaolo.myblog.it/wp-content/uploads/sites/293127/2016/02/15_GENEALOGY-OF-HOUSE-ARCHITECTURE-IN-JAPAN-1945–2015

GENEALOGY-OF-HOUSE-ARCHITECTURE-IN-JAPAN-1945–2015

Ai giovani artisti, in autunno, è dedicato il PREMIO MAXXI, con le opere site specific dei 4 finalisti Riccardo Arena, Ludovica Carbotta, Adelita Husni-Bey, ZAPRUDER.

Con ALVARO SIZA. Sacro (dal 21 ottobre 2016) il museo presenta un’installazione site specific fatta di muri e pareti inclinate, in dialogo con le architetture di Zaha Hadid. All’interno disegni, modelli, schizzi di chiese, centri parrocchiali, cappelle, ma anche decorazioni sacre, mobili e oggetti, vesti e abiti religiosi, testimonianza di progetti iconografici del maestro portoghese.

Le case unifamiliari in Giappone, elemento fondante dello spazio urbano, sono esplorate nella mostra GENEALOGY OF HOUSE ARCHITECTURE IN JAPAN 1945 – 2015 (dal 21 ottobre) anche attraverso il lavoro di alcuni dei progettisti più importanti dell’architettura nipponica dal dopoguerra a oggi.

 

Infine tre progetti speciali: RINASCERE DALLA BELLEZZA. La contemporaneità delle antichità mesopotamiche, nello Spazio D dal 5 al 22 maggio 2016, una mostra coprodotta da MAXXI e MAECI sulla cooperazione italiana in Iraq a difesa del patrimonio culturale.

Nell’Autunno 2016 COLLECTIONS AT MAXXI EXPANDING HORIZONS: focus temporanei sulle maggiori collezioni corporate e private nazionali e internazionali, in dialogo con l’allestimento permanente della Collezione MAXXI, mentre continua il progetto di ricerca THE INDEPENDENT dedicato ai gruppi indipendenti italiani e internazionali che “fanno cultura” fuori dalle dinamiche tradizionali.

 

IL MAXXI NEL MONDO

Nel 2016 si rafforza ancora di più la rete di collaborazioni internazionali del museo, anche attraverso mostre prodotte e coprodotte dal museo che saranno esposte in prestigiose istituzioni internazionali.

Tra queste: BELLISSIMA L’Italia dell’alta moda 1945-1968 che, dopo essere stata riallestita al Museo Bozar di Bruxelles e alla Villa Reale di Monza, ora è esposta al Museo NSU di Fort Lauderdale – Miami.

HUANG YONG PING. Bàton Serpent che è stata co-prodotta e riallestita al Red Brick Art Museum di Beijing e al Power Station of Art di Shangai, rispettivamente a settembre 2015 e marzo 2016.

OLIVO BARBIERI. Immagini 1978-2014 riallestita al Centro Culturale Recoleta di Buenos Aires dal 2 marzo 2016, e AMOS GITAI. Chronicle of an Assassination Foretold, coprodotta con il museo BOZAR di Bruxelles, che apre in Belgio il 17 giugno 2016.

 

MAXXI: AVAMPOSTO DI RICERCA VERSO IL MEDITERRANEO E IL MEDIORIENTE

Nel 2016 e nel 2017 il MAXXI continua la sua ricerca su Mediterraneo e sul Medioriente, attraverso una serie di progetti specifici e collaborazioni internazionali. In questa linea d’azione si inseriscono Unedited History. Iran 1960 – 2014 la mostra sull’arte contemporanea in Iran realizzata nel 2014/15 ; Istanbul. Passione, gioia, furore, in corso fino al 30 aprile 2016, il progetto AMOS GITAI. Chronicle of an assassination foretold e, nel 2017, la mostra sulla scena artistica contemporanea di Beirut e del Libano e l’esposizione dei capolavori del TMOCA di Teheran, tra cui opere di Francis Bacon, Jackson Pollock, Andy Warhol, Alberto Giacometti, Mark Rothko, alcune delle quali mai uscite prima dal Paese.

PUBLIC PROGRAMS

Ecco alcuni degli appuntamenti che, nel corso dell’anno, accompagneranno le mostre. LE STORIE DELL’ARTE cinque lezioni per scoprire e conoscere i linguaggi espressivi alla base dei processi creativi contemporanei; LE STORIE DELL’ARCHITETTURA cinque lezioni con esperti e accademici per raccontare la storia architettonica e urbanistica di Roma. CONVERSAZIONI D’ARTISTA che approfondiscono i temi dei progetti e delle opere esposte nella Collezione Permanente del MAXXI raccontate dalla viva voce di artisti come William Kentridge o architetti come Paolo Desideri e Franco Purini. LE STORIE DELLA FOTOGRAFIA che attraverso i racconti di storici, docenti, critici e studiosi internazionali conducono il pubblico alla scoperta dei grandi maestri della fotografia italiana. LE STORIE DEL DESIGN un percorso di cinque appuntamenti per conoscere le storie e le idee di chi ha rivoluzionato il modo di progettare oggetti e, last but not least, l’incontro con il Pritzker Prize Alvaro Siza.

In programma, inoltre, appuntamenti di teatro, performance, cinema. In particolare, continua la collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma – CityFest col la rassegna Cinema al MAXXI che, fino al 7 aprile 2016, propone anteprime, omaggi a grandi attori e registi, masterclass e film per ragazzi.

 

MAXXI EDUCAZIONE E PUBLIC ENGAGEMENT.

Il ruolo e l’attività del MAXXI Educazione sono fondamentali per avvicinare, conoscere e dialogare con il pubblico. Tutti i progetti e i laboratori (473 nel 2015, cui hanno partecipato circa 13mila persone, tra scuole, famiglie, adulti e ragazzi) sono organizzati e gestiti dallo staff della Fondazione MAXXI. Tra i progetti per il 2016, segnalano Il MAXXI tra i banchi di scuola, alla terza edizione, i workshop con gli artisti Sarkis e Mario Rizzi e Architetture di carta, in occasione della mostra sul Giappone.

Altrettanto imprescindibile, l’attività di Public Engagement, che contribuisce a rendere il museo luogo attivo di scambio di esperienze  e di inclusione sociale, “zona franca” che accoglie le voci delle persone vulnerabili, alle quali viene offerta l’esperienza dell’’arte. Tra i progetti per il 2016: la seconda edizione di Narrazioni da Museo a Museo che mette in dialogo il patrimonio di diverse istituzioni e coinvolge anche minori migranti e persone con disabilità o MAXXI per REFUGEE ScART, REFUGEE ScART PER MAXXI: al bookshop del museo sono in vendita gioielli e oggetti di design creati da un gruppo di rifugiati con materiali riciclati, il cui ricavato torna a loro.

A-M-D-P

Press MAXXI press@fondazionemaxxi.it

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

GUARNERI, OLIVIERI, VERNA GLI ANNI SETTANTA alla galleria Progettoarte elm di Milano

GUARNERI, OLIVIERI, VERNA

GLI ANNI SETTANTA

alla galleria Progettoarte elm di Milano

Claudio Olivieri

Claudio Olivieri

“Guarneri, Olivieri, Verna. Gli anni Settanta”, alla galleria Progettoarte elm di Milano, è una mostra di venti pitture degli anni Settanta, esposti alla galleria Progettoarte elm di Milano, nelle quali i tre artisti evidenziano le intuizioni della taggiunta maturazione espressiva, denominata poi come Pittura Analitica, Pittura-Pittura o Nuova Pittura, tendenza che trovò riscontro nelle parallele ricerche dei pittori francesi – Support/Surface – e tedeschi – Analytische Maleri o Geplante Malerei -.

http://annamariadipaolo.myblog.it/wp-content/uploads/sites/293127/2016/02/Riccardo-Guarneri.jpg

Riccardo-Guarneri

 

Ciò che accomunava il lavoro di Guarneri, Olivieri e Verna era il ritorno ai valori essenziali della pittura, contraddistinta dalla luce, dal colore e dal dal segno.

La loro indagine, dunque, avulsa sia da finalità descrittive sia anche dall’Informale, dal Minimalismo e dall’arte concettuale, era rivolta ad un modo possibile di evoluzione del linguaggio in un sistema di relazioni interne alla pittura stessa – segno, colore, tela – per meglio coglierne il movimento e l’ intensità del colore.

Un’esperienza pittorica selettiva, dunque, che, con metodo, ha eliminare le scorie depositate sulla pittura nel tempo recuperandore una visibilità primaria, in cui il cambiamento della visione non è imposto, ma suggerito.

Così, Riccardo Guarneri ha dipinto quadri bianchi in cui segni sottili di colore formano una filigrana.

Claudio Olivieri ha concertato il segno e il colore in forme evanescenti ed emergenti dal fondo della tela.

Claudio-Verna

Claudio Verna

Verna, influenzato dalle teorie della percezione e della Gestalt, ha coordinato il colore con rettangoli e losanghe.

L’esposizione, a cura di Ivan Quaroni, dopo quarant’anni, infine, torna a riflettere sul rigore linguistico delle ricerche di Guarneri, Olivieri e Verna.

 

Anna Maria Di Paolo

 

Guarneri, Olivieri, Verna. Gli anni Settanta”

– Milano. Progettoarte elm, Via Fusetti, 14

Dal 25 febbraio al 29 aprile 2016

Inaugurazione giovedì 25 febbraio 2016, ore 18:30

 

Press & Communication <press@larafacco.com>

* http://annamariadipaolo.myblog.it/2015/11/24/la-pittura-analitica-al-primae-noctis-art-gallery-lugano/

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

ROMA. MAXXI. LA RICERCA DELLA FORMA. IL GENIO DI SERGIO MUSMECI

ROMA. MAXXI. LA RICERCA DELLA FORMA.

IL GENIO DI SERGIO MUSMECI

Il ponte sul Basento a Potenza

Il ponte sul Basento a Potenza

Appassionato di arte, musica, astronomia, Musmeci era un ingegnere fuori dal comune, geniale inventore di forme legate all’andamento delle forze in gioco, sperimentatore sui generis intorno al rapporto forma, struttura, architettura.

Alla fine degli anni Sessanta ha realizzato a Potenza una straordinaria opera di ingegneria, sintesi della ricerca di una vita. Un ponte sul fiume Basento, fatto di curve e linee complesse, che si inserisce con decisione nel paesaggio potentino, anticipando le ardite soluzioni strutturali dell’ingegneria contemporanea.

Documentario La ricerca della forma. Il genio di Sergio Musmeci racconta questa storia.

La proiezione, introdotta dai rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e della Regione Basilicata, racconta la sfida che il cantiere rappresentò per il progettista e una intera comunità.

A seguire Marco Brizzi e Margherita Guccione Direttore MAXXI Architettura ne discutono con gli autori.

Il Ponte sul Basento di Musmeci è stata nel 2003 la prima opera infrastrutturale ad essere vincolata come opera d’arte: lungo 300 metri e largo 16, con le sue quattro campate in cemento armato che scavalcano un fiume, una ferrovia e strade, più un camminamento interno, fu una sfida importante, nata grazie al Consorzio Industriale, committente dell’opera, e allo sforzo delle maestranze locali, impegnate in un cantiere insolito per forme e metodi costruttivi.

Musmeci durante la prova di carico del ponte sul Basento

Musmeci durante la prova di carico del ponte sul Basento

Il documentario La ricerca della forma. Il genio di Sergio Musmeci comprende contributi di computer grafica che spiegano le teorie di Musmeci, materiale biografico inedito, le testimonianze del figlio, del fratello, di docenti di urbanistica e di architettura, ed è stato realizzato anche grazie al contributo del MAXXI, che ha reso disponibili lo studio e la riproduzione dei materiali dell’archivio Musmeci parte della collezione del museo. A guidare il racconto è la voce originale dell’ingegnere, recuperata in una intervista del 1978 realizzata dal Prof. Charles Kahn.

Il documentario basato su un soggetto di Sara Lorusso e Michele Scioscia e diretto da Vania Cauzillo, è prodotto da effenove nell’ambito di un bando della Regione Basilicata e Lucana Film Commission, in collaborazione con MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza, Fondazione degli Ingegneri della Provincia di Potenza e Consorzio Industriale della Provincia di Potenza.

La ricerca della forma. Il genio di Sergio Musmeci

Regia: Vania Cauzillo – Montaggio: Chiara Dainese – 3D computer grafica: Michele Scioscia, Marica Berterame – Musiche originali: Scuola di Musica elettronica e Applicata del Conservatorio di Musica “E. R. Duni” di Matera/MaterElettrica – Fotografia: Vito Frangione – Soggetto: Sara Lorusso e Michele Scioscia – 

Sceneggiatura: Vania Cauzillo e Sara Lorusso – Presa diretta del suono: Angelo Cannarile – Produzione: effenove s.r.l.s.

In collaborazione con: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo | Consiglio Nazionale degli Ingegneri

Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza | Fondazione degli Ingegneri della Provincia di Potenza

Consorzio Industriale della Provincia di Potenza

Anteprima del documentario

venerdì 29 gennaio 2016, ore 18.00

MAXXI Sala Graziella Lonardi Buontempo – ingresso libero

www.fondazionemaxxi.it

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo

www.fondazionemaxxi.it – info: 06.320.19.54; info@fondazionemaxxi.it

orario di apertura: 11.00 – 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) |11.00 – 22.00 (sabato) | chiuso il lunedì,

Ingresso gratuito per studenti di arte e architettura dal martedì al venerdì

press@fondazionemaxxi.it

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La Pittura Analitica al Primae Noctis Art Gallery di Lugano

La Pittura Analitica

al Primae Noctis Art Gallery di Lugano

Griffa. segni orizzontali

Griffa. segni orizzontali

La Pittura Analitica è protagonista nello spazio di Primae Noctis Art Gallery a Lugano. E’ la prima rassegna organica in Svizzera e si inaugurerà alla presenza degli artisti: Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini, nella fase di riscoperta e di rinnovato consenso alla Pittura Analitica dal 1970 in occasione della rassegna Processo di pensiero visualizzati organizzata al Kunstmuseum di Lucerna.

Quella attuale, dunque, appare un’occasione particolarmente significativa di analisi di quella esperienza.

La mostra di Lugano fa seguito a quella dei mesi scorsi a Milano da Primo Marella Gallery con due mostre sui distinti aspetti della Pittura Analitica analizzata sia nei fondamenti storici sia nell’evoluzione recente.

Una rivoluzione silenziosa quella compiuta dagli analitici per riappropriarsi di un linguaggio e sviluppare una rinnovata creatività dove il manufatto recupera un proprio ruolo, così come il processo operativo.

La Pittura Analitica è un’esperienza assai selettiva che si basa su una serie di procedimenti metodologici che sono comuni a tutti i partecipanti disposti, più o meno consapevolmente, ad accettarne le regole. Il tratto unificante è il desiderio di eliminare le scorie che nel tempo si sono depositate sulla pittura per recuperare una visibilità primaria, non contaminata dove l’artista non impone la visione, ma ne suggerisce il cambiamento. A questo proposito Gianfranco Zappettini, artista, oltrechè acuto teorico, ha scritto: “Solo attraverso un’indagine analitica che affronti il problema della pittura in quanto pittura, ovvero del materiale, del modo di operarlo, del lavoro che esso implica, della superficie di stesura, della dimensione, si può ricostruire un nuovo linguaggio, veramente autonomo, non mutuato da altre discipline, che trovi in se stesso i termini di riferimento e di verifica.”

Marchigiani

Marchigiani

Questi aspetti emergono con chiarezza osservando le opere in mostra che ad oltre quarant’anni di distanza mantengono inalterato il loro grado di problematicità e di provocazione.

Dai cementi di Enzo Cacciola alle bende elastiche di Paolo Cotani; dalle tele grezze di Giorgio Griffa alle tessiture di Paolo Masi; dai segni graffiati di Marco Gastini alle grammature di colore di Elio Marchegiani; dai dittici di Carmengloria Morales alle disseminazioni di Pino Pinelli; dalle sovrapposizioni di Vincenzo Cecchini ai bianchi di Gianfranco Zappettini; dagli acquerelli al limite del visibile di Riccardo Guarneri alle stratificazioni cromatiche di Claudio Olivieri sino alle geometrie irregolari e alle monocromie apparenti di Claudio Verna.

Come emerge con evidenza dalla rassegna, è la superficie a mettersi ogni volta in discussione, a sviluppare una propria sintassi differente per ciascuna proposta. Materiali e tecniche hanno una loro intelligenza e si compiono come strumenti attivi di trasformazione affrancando l’opera d’arte dai suoi contenuti aprioristici o già metabolizzati dalla storia. Fare per pensare potrebbe essere lo slogan che conduce a una nuova consapevolezza del comportamento tracciando un’azione dove le potenzialità della pittura vengono portate al loro limite massima di estensione in una dialettica continua che smentisce in maniera risolutiva ogni ipotesi passatista o di ritorno all’ordine rispetto alle ricerche di un movimento autenticamente europeo.”

Zappettini

Zappettini

La mostra è accompagnate da un catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che, accanto al saggio di Alberto Fiz, curatore del progetto, comprende un’ampia selezione di opere per ciascun artista e le loro riflessioni teoriche.

A.M.D.P.

 Primae Noctis Art Gallery, Via Canonica 7, Lugano

Da giovedì 26 novembre al 12 gennaio. Orari: Lunedì-venerdì 10.00-18.00

Sabato su appuntamento 

info@primaenoctis.comprimaenoctis.com

Ufficio Stampa, Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

Ref. Stefania Bertelli gestione1@studioesseci.net

 

 

 

Pubblicato in ARTE CONTEMPORANEA | Lascia un commento

LA CITTÀ PERFETTA DI OLIVO BARBIERI ENTRA NELLA COLLEZIONE DEL MAXXI

LA CITTÀ PERFETTA DI OLIVO BARBIERI

 ENTRA NELLA COLLEZIONE DEL MAXXI

MAXXI_OlivoBarbieri_LaCittaPerfetta_Cattolica_Rimini2015

 Una nuova opera entra a far parte della collezione del MAXXI. Si tratta di LA CITTA’ PERFETTA di Olivo Barbieri: migliaia di immagini in movimento che raccontano dall’alto 400 km di costa Adriatica da Vasto a Ravenna, attraversando Abruzzi, Marche e Emilia Romagna.

L’opera, commissionata dal MAXXI Architettura e realizzata con il sostegno di Eni, sarà esposta al museo dall’11 novembre 2015 al 3 gennaio 2016, nell’ambito della mostra Olivo Barbieri. Immagini 1978-2014, l’antologica che attraverso fotografie, film e altri materiali racconta il percorso artistico del maestro della fotografia, dalla fine degli anni Settanta a oggi.

 Dice Barbieri “LA CITTÀ PERFETTA è un film urticante di 7942 immagini fisse riprese dall’alto, intercalate da partiture cromatiche rosse nella parte estiva, rosse verdi e blu, RGB (colore bianco) nella parte autunnale, e 22 sequenze filmate da terra. Il film racconta un’area  definita, senza applicarsi a un approccio documentario o descrittivo”.

MAXXI_OlivoBarbieri_LaCittaPerfetta_Servigliano_Fermo2015

Piena di storia, geografia, economia, turismo, bellezza e orrore, la città adriatica – considerata perfetta per il suo mix esemplare di qualità della vita e spreco ecologico – mostra in modo più chiaro che altrove le complessità e contraddizioni dell’urbanesimo contemporaneo, dove le distanze fisiche non sono importanti, dominano le strade e le ferrovie “a bordo spiaggia”, l’avanzare della nuove tecnologie industriali confligge con la sopravvivenza del paesaggio, tutti vogliono abitare in una casa monofamiliare ed è impossibile capire se l’edificio che osserviamo è un’abitazione urbana, rurale, turistica o magari un piccolo nucleo produttivo. O tutto questo insieme. Per raccontare un territorio così specifico e allo stesso tempo così ricorrente nel mondo, il MAXXI ha chiesto a Olivo Barbieri di salire ancora una volta su un elicottero e di filtrare attraverso la sua visione le immagini delle spiagge e dei monumenti, delle autostrade e delle istallazioni industriali, delle eccellenze e delle ferite profonde che caratterizzano questi luoghi, dalle spiagge popolosissime di Rimini al Palazzo Ducale di Urbino, dal Lazzaretto di Vanvitelli alle valli dei fiumi invase da case, casette, fabbriche e capannoni, non di rado d’autore.

 L’Adriatico e l’area del Mediterraneo inoltre, attraverso i flussi contradditori dell’emigrazione clandestina – illegale e tragica – e dell’industria del divertimento – estremamente organizzata – è percepita come iperproduttiva e a tratti aggressiva. Quando la realtà viene percepita come aggressiva, anche le immagini lo diventano. La città perfetta è un dispositivo che produce stimoli visivi, dal fondo irritato dell’iride entra nell’immaginario del ricordo dei luoghi. Crea traiettorie impreviste e ridefinisce temporalmente e spazialmente ciò che credevamo consolidato.

La CITTA’ PERFETTA, a cura di Pippo Ciorra (Senior Curator MAXXI Architettura) con Francesca Fabiani e Cristiana Colli, è parte della serie site specific_, cui è dedicata una sezione della mostra al MAXXI, tra i più noti progetti di Olivo Barbieri, avviato nel 2003 e dedicato all’indagine sulla forma della città.

A.M.D.P.

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo

www.fondazionemaxxi.it – info: 06.320.19.54; info@fondazionemaxxi.it

orario di apertura: 11.00 – 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) |11.00 – 22.00 (sabato) | chiuso il lunedì

UFFICIO STAMPA MAXXI +39 06 322.51.78, press@fondazionemaxxi.it

Pubblicato in Fotografia | Lascia un commento

“Il biancoenero, Associazione per la fotografia” collettiva di fotografia 2015 a Brescia

“Il biancoenero, Associazione per la fotografia”

collettiva di fotografia 2015 a Brescia

Marco Febbrari

Marco Febbrari

Un’ interessante mostra collettiva di fotografia è stata inaugurata alla Sala dei Santi Filippo e Giacomo a Brescia da parte degli aderenti a “Il biancoenero, Associazione per la fotografia”.

Alla mostra partecipano: Tiziana Arici, Donata Bini, Fabio Cattabiani, Arturo Crescini, Vincenzo Cottinelli, Marco Febbrari, Gino Ferri, Eros Fiammetti, Michele Gusmeri, Benedetto Macca, Michele Mottinelli, Domenico Parigi, Giovanna Pedroni, Rosetta Zampedrini.

Le opere esposte sono scatti molto diversi degli Autori, a seconda della sensibilità dei loro sguardi, sollecitati dalla varia poetica e umanità.

In tutti i casi il linguaggio iconografico è unito dall’osservazione sulla contemporaneità – momenti della vita quotidiana, suggestioni culturali, notazioni di viaggio, rilievi sociologici o ricordi – che in un istante blocca le percezioni nel tempo e nello spazio fotografico.

Ad Arturo Crescini, socio fondatore, scomparso, è dedicato un piccolo omaggio con la scelta di opere pregnanti, come la Partita di pallone dei pretini che hanno appeso tre cappelli sulla rete, gli Amici al bar o anche la Facciata sgretolata di un palazzo e un camion in cui la cognizione dello sguardo e la riflessione iconografica si congiungono restituendoci immagini realistiche e al contempo poetiche.

Sul tema perpetuo della Natura, invece, si sono cimentati B. Macca, M. Gusmeri, G. Pedroni e in diversa misura Tiziana Arici la quale, infatti, in “Particelle di universo”, ha individuato sì dettagli della natura, ma li ha, poi, posto a confronto di particolari umani; analogie, insomma, tra elementi diversi soltanto in apparenza partendo dalla filosofia che apparteniamo allo stessa materia e alla stessa energia.

La natura di Benedetto Macca è incanto di immagini che trascendono le piante dei faggi dei boschi rappresentati. Nello sviluppo magistrale nella camera chiara le sue fotografie, infatti, profonde e al tempo stesso lievi, ci donano emozioni richiamandoci alla mente le raffinate stampe cinesi e quindi ci suggestionano per il loro equilibrio misterioso intrinseco.

benedetto_maccaBN

Anche Michele Gusmeri nella ricerca “ Nero su bianco” ha realizzato immagini di alberi spogli nella neve senza compiacimento, ma di massima levità e stupore per cui alla fine i suoi paesaggi sembrano trasformarsi sia in segni dell’esistenza, sia in emblemi di segreta spiritualità che, trascendendo il visibile dei sensi, rimandano ad una certa astrattezza.

Giovanna Pedroni ha fotografato foglie in autunno che emergono da secchi intricati ramoscelli, in un intreccio da cesello, quasi fossero lamelle incise di una litografia per cui la resa sorprendente rimanda ad un altrove profondo.

 Su aspetti sociali e sulla complessità delle nuove comunità contemporanea si sono addentrati rispettivamente: E. Fiammetti, G. Ferri e V. Cottinelli.

Eros Fiammetti ha fotografato i “Sensali”, uomini che la domenica nella piazza e nel corso di Montichiari esercitano un mestiere in via di estinzione, quello della mediazione nella vendita-acquisto di animali. E, allora, ecco equilibrate immagini sociali di uomini d’età col doppiopetto e cappello mentre confabulano in piccoli capannelli e tra i quali una annotazione sul taccuino o una stretta di mano hanno il valore antico della fiducia e della parola data, legittimità oggi quasi del tutto scomparsa.

Gino Ferri, fedele, come lui stesso ha dichiarato agli istanti di vita spontanea e al genere di “fotografia di strada”, si è avventurato in un tema vibrante dell’attualità: i “richiedenti asilo”; ha ripreso, infatti, giovani del Senegal e del Mali, all’interno degli appartamenti loro assegnati, mentre, tra pentole e cucina, studiano l’italiano in un’atmosfera pacata e di fiducia coi loro sorrisi.

Vincenzo_CottinelliL’ obiettivo di Vincenzo Cottinelli si è focalizzato su vivaci e spiritosi ragazzi marocchini per i quali l’integrazione e la lingua italiana sono un dato di fatto, a riprova che a scuola, vanno anche di domenica, per apprendere la loro lingua originaria così che potranno comunicare in arabo coi parenti rimasti in patria. Si tratta, pertanto, di fotografia legata a temi civili forti che vengono affrontati con diversa eleganza e sincera comune compartecipazione dagli Autori.

Domenico_Parigi

Domenico_Parigi

In un genere totalmente diverso, Domenico Parigi, in “Identità riflesse”, ha composto nuovi ritratti da effigi preesistenti in un archivio ritrovato. Così, infatti, ha selezionato immagini per lui significative e le ha poi ricomposte giustapponendo i volti. Quando questo tipo di operazione è avvenuta tra uomo-donna ne è derivata una combinazione curiosa, nuova e coinvolgente.

Donata Bini, M. Mottinelli e F. Cattabiani hanno posto, invece, la loro attenzione all’arte e agli artisti. I primi due hano colto intimisticamente l’iter artistico dei rispettivi genitori.

Donata Bini ha fermato l’obiettivo su momenti in cui il padre costruiva, con abilità e raffinatezza, un Presepe. Ha colto così i singoli materiali da costruzione allineati – tetti, piattaforme, fontane di tipo settecentesco – e in via di assemblaggio. Ne è risultato un complesso e magico “Mondo di Mario” il cui ritmo poetico è dato dal contrasto tra vuoto e pieno, tra negativo e positivo in cui s’intravede come il dettaglio del manufatto, assemblato, formerà l’opera compiuta.

Donata Bini

Donata Bini

Anche Michele Mottinelli nella sequenza di immagini di “Setolachina” ha seguito il lavoro del padre Giulio, apprezzato pittore, di cui ha colto le varie fasi di lavoro fermando con le sue immagini dapprima gli strumenti per dipingere: tela, pennelli, colori nella loro collocazione spaziale e poi il più intimo e recondito processo creativo all’interno del quadro mentre prendevano vita, coi tratti di colori, di luce e di sfumature, composizioni poetiche di sogni.

Fabio Cattabiani, infine, ha focalizzato la sua attenzione sull’iter artistico di Franca Ghitti, grande scultrice bresciana, scomparsa, con un “Omaggio” di immagini che riprendono sia l’ imponente scrivania sulla quale Franca iniziava la fase progettuale dei suoi lavori – planimetrie di carte, disegni, annotazioni – sia l’iter fotografico delle installazioni di opere che l’Artista eseguiva con la tecnica modulare in rapporto allo spazio. Ne emergono le formulazioni geometriche di Franca che a quei materiali di scarto conferiva una nuova identità.

Fabio Cattabiani

Fabio Cattabiani

 Narrazione per immagini, infine, sono i Viaggi di R. Zampedrini e di Marco Febbrari, che rappresentano la loro percezione della vita in movimento.

Rosetta Zampedrini si è divertita a cogliere in un reportage antropologico “Gente di Romania” scoprendo gente semplice della campagna arretrata, che le hanno rammentato il livello di sviluppo italiano degli anni Cinquanta, e cittadini, ossessionati dalla pubblicità globalizzata di Hot Dog’s et similia; due realtà condivise emotivamente dall’Autrice.

Le immagini di Marco Febbrari, scattate in Spagna, non hanno una progettualità preordinata, ma colgono l’attimo in cui i rapporti tra i luoghi e le persone, che sembrano impenetrabili e sfuggenti, formano sia la morfologia di uno spazio sia la fugacità di chi l’attraversa. Nella relazione tra l’ individuo, mai ripreso frontalmente, e lo spazio egli afferra analogie e corrispondenze che s’intersecano. Usando un linguaggio straordinario, Marco evidenzia, inoltre, le sue capacità di ottenere un’immagine che attende soltanto di essere rappresentata prima di mutare, dissolvendosi. Quando le figure umane e lo spazio circostante si mostrano piene di luce, ecco che egli ferma per noi il tempo e lo trasforma in un altro sguardo.

La rassegna raccoglie, pertanto, immagini variegate e libere dei Fotografi dell’Associazione che con le loro varie energie hanno dato luogo ad un’iniziativa pregevole dai complessi registri stilistici.

Correda l’esposizione un elegante catalogo. Mostra da non perdere.

Anna Maria Di Paolo

Sala dei Santi Filippo e Giacomo, via delle Battaglie 61, Brescia. Fino all’8 novembre 2015 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La Biennale d’Arte di Venezia e Google

La Biennale d’Arte di Venezia e Google

 

Japan

Japan

La Biennale di Venezia e Google collaborano da oggi e oltre il 22 novembre 2015, quando la Mostra Internazionale Arte 2015, curata da Okwui Enwezor, chiuderà i battenti. Si potrà, così, ammirare la piattaforma creata da Google con immagini Street View di 4000 opere e delle mostre nei 70 Padiglioni Nazionali .

Non sarà la stessa cosa che vedere di persona una manifestazione d’arte così straordinaria, ma è di certo un grande incentivo a farlo.

Il progetto, voluto e realizzato dalla collaborazione tra la Biennale e il Google Cultural Institute, è stato presentato dal Ministro Dario Franceschini, dal Presidente della Biennale Paolo Baratta e dal Direttore del Google Cultural Institute Amit Sood.

Il Presidente Baratta ha altresì sottolineato che in tal modo La Biennale ..” fa esplodere l’accesso a livelli mondiali e lo fa gratuitamente: quello che potrebbe sembrare un accordo tra acqua santa e diavolo è in realtà un’apertura alle tecnologie contemporanee che permettono anche l’avanzamento della diffusione della conoscenza dell’arte.”

E’ stato inoltre realizzato una app per dispositivi mobili scaricabile da Google Play che consente di accedere alla Mostra digitale e di visitarla in due tour virtuali attraverso Google Cardboard.

Australia

Australia

Non solo. Google+ e gli Hangout integrati sul sito consentiranno agli utenti interessati di poter discutere le loro opere preferite in video chat. La funzione ‘La mia galleria’ permetterà invece agli appassionati di selezionare immagini delle opere o delle installazioni più apprezzate e costruire così la propria galleria personale. La funzione chiamata ‘Confronta’ permetterà infine di comparare due diverse opere.

Amit Sood, Direttore del Google Cultural Institute, che collabora con più di 800 partner da oltre 60 Paesi e oltre 1.600 mostre digitali, ha dichiarato che “Google è fortemente convinta che internet sia uno strumento fondamentale per la democratizzazione della cultura e dell’arte, una forza dirompente che aiuta le istituzioni culturali ad aumentare il proprio potenziale, rendendo i loro progetti accessibili a un maggior numero di persone e nel tempo”.

 

Baratta, Franceschini, Enwezor

Baratta, Franceschini, Enwezor

 

Il Google Cultural Institute si occupa di sviluppare tecnologia con l’obiettivo di promuovere e preservare la cultura online. Tutti i progetti del Google Cultural Institute (www.google.com/culturalinstitute) sono frutto di collaborazioni strette con importanti partner italiani e internazionali: musei, fondazioni, siti di interesse culturale, archivi e altre istituzioni che gestiscono i contenuti di cui sono proprietari all’interno delle piattaforme tecnologiche messe a disposizione da Google.

Anna Maria Di Paolo

VENEZIA BIENNALE ARTE

56. Esposizione Internazionale d’Arte – All The World’s Futures

fino al 22 novembre 2015; Orario: 10.00 – 18.00 (chiuso il lunedì, escluso 16 novembre)

Informazioni di Biglietteria / http://www.biglietteria.labiennale.org/

 

Pubblicato in ARTE CONTEMPORANEA | Lascia un commento

Devalle. 1940-2013”

al Mart di Rovereto

 

Cross Point

Cross Point

Un’ esauriente antologia di settantacinque opere – dipinti, opere di grande formato, ritratti, disegni a colori, collage, fotomontaggi e ambienti – è dedicata a Beppe Devalle dal Mart di Rovereto, primo omaggio dopo la sua recente scomparsa.

La scelta ripercorre l’iter creativo di Devalle, (Torino, 1940 – Milano, 2013) dagli anni Sessanta fino ai suoi ultimi anni di vita durante i quali, nonostante la malattia, egli ha sempre lavorato con intelligenza, tenacia e lungimiranza.

Va riconosciuto, quindi, a Gianfranco Maraniello, da poco nuovo Direttore del Mart, la sagacia di inaugurare, in sale luminose, la stagione autunnale del Museo con la composita opera di Devalle, un protagonista dell’arte italiana, trascurato ingiustamente, per vari anni, dal silenzio della critica. Del resto lui, vivendo appartato rispetto al mercato dell’arte, non la sollecitava più di tanto, avendo però come punto fermo un lavoro infaticabile. Ha creato, infatti, nel frattempo, imponenti opere sulle contraddizioni della società sia nell’ambito della cultura che dell’informazione, sia dello spettacolo che della politica. Emblematica è la sua rielaborazione su tela della foto di Avedon a Marella Caracciolo e al figlio bambino Edoardo Agnelli: ”Happy days” 2004, in cui il distacco tra i due è quasi traumatico e presago.

Jo Devalle

Jo Devalle

La mostra è stata coordinata dalla moglie Maria Teresa e dalla figlia Jolanda Devalle le quali hanno costituito un comitato scientifico composto da studiosi come: Carlo Bertelli, , Barbara Cinelli, Flavio Fergonzi, Daniela Ferrari, Maria Mimita Lamberti, Sandra Pinto, Giovanni Romano, Dario Trento e Alessandro Taiana.

L’esposizione, che ha un andamento cronologico, si espande in nove sezioni prendendo avvio dalle tele “Solo come un cane” 1961 o “Ragazza” del 1962, con ricerca del Postinformale e rimandi surrealisti a Gorky e a Klee, per passare quindi alla tecnica del collage e della Pop di stile formale europeo, sulle orme di Hamilton. Ne sono derivati severi ed eleganti opere con oggetti e frammenti di vita quotidiana, come in “Arco Kodiac” o “Grande tramonto”, 1965.

Già nel 1966 Devalle fu invitato: alla Biennale di Venezia, dove poi tornò nel 1972 e nel 1982 e due volte alla Quadriennale di Roma, 1972 e 1986.

Dopo l’esecuzione di alcuni lavori d’ambiente e di acrilici tridimensionali, egli riprese nel 1970 la tecnica del collage, utilizzando materiali fotografici tratti dalle riviste di moda per la serie dei ritratti di Greta Garbo, Marilyn, Audrey Hepburn a mo’ di sperimentazione linguistica e sfida alla pittura con la quale, tuttavia, si raccordava.

Beppe Devalle, nato a Torino nel 1940, studiò all’Accademia Albertina dove si laureò nel 1963 e dove poi divenne insegnate fino a che si trasferì nel 1976 a Milano. Qui, all’Accademia di Brera ricoprì la cattedra di teoria della percezione e in seguito di pittura dal ’76 al ’97. Avviò, intanto, una ricerca spaziale sulla suggestione delle tre dimensioni come in “ Complesso” o “Prospettiva”, approfondendo, altresì, lo studio della geometria e della fotografia dalla quale trasse spesso ispirazione per rielaborazioni rigorose.

M, Teresa Devalle, S. Pinto, G.F. Maraniello

M, Teresa Devalle, S. Pinto, G.F. Maraniello

 

Dal 1997, per alcuni anni Devalle visse a New York, ma la cultura americana convenzionale – per “.. un’estetica rassicurante”, di buonismo ed “eleganza della forma» – lo deluse; preferì, infatti continuare con la grande pittura sui temi forti della violenza, del dolore, del sacro e soprattutto della morte con una pittura di narrazione figurativa, ironica nella forma e irriverente e dissacratoria nei contenuti sulla realtà contemporanea, più affine alla cultura europea, libera e sferzante.

Nelle grandi tele ha rappresentato, pertanto, una varia umanità, affiancando protagonisti distanti tra loro con una strabiliante visionarietà che annulla lo spazio e il tempo.

Così, intellettuali, artisti e gente di potere, vissuti in epoche e luoghi diversi, sono compresenti, come ad esempio: “In cross point” per cui Virginia Wolf, scrittrice inglese ( + 1941), Sylvia Plath, poetessa statunitense, incinta (+ 1963) e Sara Kane, commediografa inglese( +1999 ) sono insieme sulla grande tela, accomunate dalla stessa scelta: il suicidio, a rifiuto della fama, della ricchezza, della vita.

Anche in “Guardandovi” 2010, Lennon, Marilyn e Chopin coesistono come icone, mentre in “ Last supper” Kate Moss, Warhol e Cattelan, sono accomunati dal vorace mercato dell’arte nel paradosso con la libera creatività. Devalle, infine, nel conflitto col sistema globale dell’arte, avversato con un linguaggio tagliente, satirico e di denuncia, smaschera, in modo livido e ludico, le ipocrisie e i falsi valori di mercato e di potere.

Nella sua poetica, tuttavia, non mancano motivi lirici e di malinconia soprattutto nei ritratti di “Goffredo Parise”, “Leonardo Sciascia”, e tra altri, della figlia “Jo ( Jolanda Devalle)” realizzati nell’ ultimo periodo, 2009-2012 , con l’uso della fusaggine e del pastello, con uno scavo interiore profondo per cui ne risultano vere e proprie immagini psicologiche.

Beppe Devalle (+ Milano, 2013), dunque, conoscitore attento del disegno, della pittura, del linguaggio della pubblicità e dei principi della comunicazione, è stato un interprete attento, intransigente, ma appassionato della realtà contingente, cogliendone le contraddizioni con intelligenza, ironia e umana partecipazione emotiva.

Anna Maria Di Paolo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Devalle. 1940-2013” Mart, fino al 14 febbraio 2016
Corso Bettini 43, Rovereto (TN); da martedì a domenica 10-18; venerdì 10-21; lunedì chiuso. Ingresso intero €11.00; ridotto €7.00

Info:800 397760; +39 0464 438887; 

info@mart.trento.it;  www.mart.trento.it

Pubblicato in ARTE CONTEMPORANEA | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Herman de Vries al Padiglione dell’ Olanda, alla Biennale Arte 2015

 

Herman de Vries al Padiglione dell’ Olanda,

alla Biennale Arte 2015

 f0bc2543-8318-4380-b00b-bb02348d96ff

 

Herman de Vries, classe 1931, rappresenta l’ Olanda alla Biennale Arte 2015. Sculture, oggetti, opere su carta e fotografie formano l’esposizione dal titolo Essere tutti i modi di essere. La natura è sempre stato il soggetto preferito da de Vries, naturalista, che ama raccogliere e ordinare gli oggetti dall’ ambiente. E così ha proceduto a Venezia, dove de Vries ha raccolto molti oggetti in Laguna e ai Giardini che costituiscono ora le opere sia nel Padiglione olandese sia sull’isola deserta del Lazzaretto Vecchio.

La mostra è curata da Colin Huizing e Cees de Boer.

Pittore, scultore, artista concettuale olandese, Herman de Vries (Alkmaar, 1931) dal 1954 lavora a mobiles, dipinti monocromi, collage e oggetti ottico-cinetici. È sempre stato vicino al Gruppo Zero, pubblicando ad Arnhem la rivista Integration. Da qualche mese il suo progetto per la 56. Biennale d’Arte di Venezia, curato da Cees de Boer e Colin Huizing, ha impressionato la giuria che lo ha selezionato. L’artista ottantenne rielaborerà in parte gli insegnamenti evinti dalla sua più grande retrospettiva organizzata allo Stedelijk Museum Schiedam, nell’autunno del 2014, per sviluppare un percorso atipico per la Biennale, debordante, scientifico e, come d’uso, di pensiero.

Entrando nel padiglione disegnato da Rietveld si è immersi da un piacevole profumo di rose che, infatti, costituisce una insolita installazione a terra di un grande disco di rose essiccate. Alle pareti catalogazioni di erbe, pietre e oggetti vari, in un’opera che oscilla tra arte, scienza e la filosofia. Ciò che l’ Artista segue sono i processi di cambiamento e di impermanenza determinati dalla decomposizione dei fiori, tronchi e piante.

herman-de-vries-vaccinium-collected-hirschdelle-2011-photo-herman-de-vries-archive

E se da un lato segue il rapporto tra natura e cultura, allo stesso tempo mette in dubbio le solite definizioni di arte in quanto per lui l’arte è la natura e quindi non sente l’esigenza di intervenire in tal senso con la sua “mano creativa”.

Altro tema a cui fa riferimento è l’alienazione dell’uomo dalla natura e la consapevolezza che la natura è minacciata in tutto il mondo dalle attività umane. Per questo anche nell’isola del Lazzaretto vecchio evidenzia l’habitat trasformato della natura dopo il suo abbandono dell’uomo, e quindi si può vedere come la natura vince e supera la cultura.

 

Tutto questo tipo di operazione, fa emergere una profonda vena poeticache rimandano alla complessità dei processi e fenomeni naturali non spiegabili razionalmente.

In tal senso l’allestimento di Essere tutti i modi di essere è una profonda riflessione sulla realtà umana e sul suo futuro.

 

Anna Maria Di Paolo

 

Herman de Vries al Padiglione dell’ Olanda, proposto dal Mondriaan Fund. Biennale Giardini / Padiglione Olanda

Fino al 22 Novembre 2015

 

 

 

 

Pubblicato in ARTE CONTEMPORANEA | Lascia un commento

Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale alla Repubblica dell’Armenia alla 56. Biennale Arte di Venezia

  Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale alla Repubblica dell’Armenia

alla 56. Esposizione Internazionale

d’Arte della Biennale di Venezia

18 Artisti contemporanei della diaspora armena

Isola di San Lazzaro degli Armeni, Venezia

Melik-Ohanian-Streetlights-of-Memory

Melik-Ohanian-Streetlights-of-Memory

 L’esposizione della Repubblica dell’Armenia all’ Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia, è un suggestivo viaggio nei giardini, nello splendido chiostro, nelle sale dei due piani e nella storica tipografia, dove sono dislocate varie opere dei 18 artisti, preparate ad hoc per questo straordinario Padiglione che, non a caso, ha ricevuto il Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale: Armenity / Haiyutioun. Contemporary artists from the Armenian Diaspora.

Le motivazioni del Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale è per aver creato un padiglione basato su un popolo in diaspora, dove ogni artista si confronta non solo con la sua località specifica, ma anche con il suo retaggio culturale.

Le opere, infatti, costituite da elementi contemporanei si riferiscono al grande patrimonio storico della cultura armena e sono particolarmente incisive nell’anno del centenario del Genocidio e della celebrazione della Diaspora. Riunire artisti armeni alla Biennale di Venezia è stata una lodevole finalità del Ministero della Cultura che ha incaricato Adelina Cüberyan von Fürstenberg, come curatore e commissario.

Pur nella diversità, gli artisti armeni partecipanti sono accomunati dalla sensibilità verso la propria terra. Discendenti, infatti, dai

sopravvissuti della Diaspora, di diverse nazionalità, competenze ed età, hanno, tuttavia, in comune l’idealità della patria perduta, così diversa dalla realtà del paese in cui vivono.

Il Monastero Mekhitarista dell’ Isola di San Lazzaro degli Armeni che opsita il Padiglione Armenia è collocato in un’ isola armena nel cuore della Laguna, fondata dal monaco armeno Mekhitar nel 1717.

Mekhitar-Garabedian_Untitled-Gurgen-Mahari-The-World-is-alive-Venice

Mekhitar-Garabedian_Untitled-Gurgen-Mahari-The-World-is-alive-Venice

In questo contesto, quindi, gli artisti, nipoti di quanti sfuggirono al Genocidio Armeno nel 1915, rivelano la loro crescita di generazione che dell’origine armena ha l’orgoglio e il coraggio di trasmettere un’eredità da far rivivere perchè, al di là del luogo di nascita, essi hanno un progetto analogo di memoria, d’identità e di verità

dell’origine.

Che siano nati o vivano a Beirut, Lione, Los Angeles o al Cairo, essi come cittadini del mondo mettono in discussione e reinventano la loro armenità con tenacia.

Hera Büyüktaşçıyan, Turchia

Hera Büyüktaşçıyan, Turchia

 

Haig Aivazian, Libano; Nigol Bezjian, Siria/USA;

Anna Boghiguian,Egitto/Canada;

Hera Büyüktaşçıyan, Turchia; Silvina Der-Meguerditchian Argentina/ Germania;

Rene Gabri & Ayreen Anastas, Iran/Palestina/USA;

Mekhitar Garabedian, Belgio;

Aikaterini Gegisian, Grecia;

Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi, Italia;

Aram Jibilian, USA;

Nina Katchadourian, USA/Finlandia, Melik Ohanian, Francia;

Mikayel Ohanjanyan, Armenia/Italia;

Rosana Palazyan, Brasile;

Sarkis, Turchia/Francia;

Hrair Sarkissian, Siria/UK.

Il catalogo edito da Skira, con prefazioni, introduzione e

testo del curatore, dedica ad ogni artista foto delle opere

e testi degli artisti stessi, saggi dei critici come Ruben

Arevshatyan, Cecile Bourne, Ginevra Bria, Adam Budak,

David Kazanjian, Berthold Reiss, Gabi Scardi, Hrag Vartanian.

Mikayel-Ohanjanyan

Mikayel-Ohanjanyan

E’ stato pubblicato, inoltre, un libro di poesie di 12 poeti armeni

nati dopo il genocidio armeno e la rivoluzione russa.

All’Anfiteatro dell’Arsenale, nel contesto di Armenity, dal 5

all’11 settembre, infine, verrano presentati performance,

dibattiti e video di artisti, poeti e registi indipendenti originari

dell’Asia Minore.

Adelina Cüberyan v. Fürstenberg, curatrice indipendente

svizzera d’origine armena, di fama internazionale, esperta

d’arte contemporanea, è attualmente direttrice di ART for

The World, una ONG con sede a Ginevra e a Torino, che si

occupa di arte contemporanea, cinema e diritti umani.

1174565265-leonedoroPartner di Armenty è la Fondazione Bullukian, dedita alla ricerca sul cancro e alla cultura.

Da visitare.

Anna Maria Di Paolo

L’Armenia alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia fino al 22 Novembre 2015

Vaporetto ACTV dai Giardini: dalle ore 16.30 dai Giardini all’Isola di San Lazzaro

Vaporetto ACTV nr. 20 da San Zaccaria/San Marco: dalle 16.30. Ritorno ogni ora.

 Ufficio Stampa:

Lucia Crespi, Milano: lucia@luciacrespi.it

/press@artfortheworld.net

Pubblicato in ARTE CONTEMPORANEA | Lascia un commento