PROTOBALLA La Torino del giovane Balla alla GAM di TO

PROTOBALLA

La Torino del giovane Balla

 Balla Studio libero pe il ritratto_bassa

PROTOBALLA, La Torino del giovane Balla vuole raccontare il legame del pittore con Torino, dove Giacomo Balla visse fino al 1895. A partire dalla documentazione del poverissimo Borgo del Rubatto, dove nacque nel 1871, si seguono le amicizie e la complessa formazione dell’artista che, terminati gli studi, lavora in uno studio di litografia, mentre segue un corso serale di disegno e frequenta per alcuni mesi l’Accademia Albertina. Autodidatta, in sostanza, ricerca il suo stile artistico, ed è influenzato dagli Artisti Divisionistiche frequenta, come dimostrano i suoi primi lavori. Si svolge così un dialogo con la pittura piemontese che giunge fino al 1907, anno in cui Balla realizza lo straordinario Ritratto di Clelia Ghedini Marani, conservato alla GAM, e anno in cui si tolse la vita Giuseppe Pellizza da Volpedo, le cui ricerche sul fronte divisionista e simbolista furono un punto di riferimento cruciale per la ricerca giovanile di Balla.


L’esposizione,
realizzata con il generoso contributo della Fondazione Ferrero, è pensata come ideale complemento della mostra FUTURBALLA alla Fondazione Ferrero di Alba, e approfondimento di uno dei capitoli ancora poco indagati della vita di Giacomo Balla.

Curata dal Conservatore capo della GAM Virginia Bertone e da Filippo Bosco, allievo della Normale di Pisa, la mostra offre un ritratto della scena artistica torinese fin de siècle in relazione alla formazione e alle amicizie di Giacomo Balla, che sotto il profilo professionale si affermerà poi a Roma all’inizio del Novecento.

In mostra sono esposte per la prima volta le rare fotografie di Mario Gabinio che documentano la realtà povera dei sobborghi torinesi, e in particolare del quartiere Rubatto, accanto al grande dipinto di Giacomo Grosso, il Ritratto di Olimpia Oytana Barucchi e allo studio di Balla per il Ritratto di Clelia Ghedini Marani, oltre a opere di Federico Boccardo, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Pilade Bertieri, Felice Carena e Antonio Maria Mucchi. In mostra anche diverse riproduzioni di documenti di Giacomo Balla conservati all’Accademia Albertina.

Ritratto di Clelia Ghedini Marani, 1907

Ritratto di Clelia Ghedini Marani, 1907

Il percorso espositivo prende avvio dalla sua frequentazione dei corsi all’Accademia Albertina (1886-1891), scelta che appare decisiva per un artista che sarà sempre consapevole dei suoi mezzi tecnici e non secondario in tal senso è l’autorevole insegnamento di Giacomo Grosso, che si afferma in quegli anni come figura centrale della scena accademica torinese.

La difficile situazione famigliare ed economica impone al giovane Balla esperienze lavorative nel mondo della tecnica, che saranno importanti tanto quanto l’educazione artistica: dapprima presso il litografo Pietro Cassina e poi presso l’importante studio di Paolo Pietro Bertieri; qui Balla approfondisce la pratica della fotografia cui lo aveva già avviato la passione autodidatta del padre.

L’amicizia con il figlio di Bertieri, Pilade, lo introduce nell’ambiente dei giovani artisti torinesi, che si individuano proprio come la generazione degli “allievi di Grosso”. Ricerche pittoriche isolate e singolari di coetanei di Balla, come gli interni intimisti di Federico Boccardo e soprattutto le analitiche vedute urbane di Francesco Garrone, sono esempi utili ad arricchire il panorama torinese. Questo era caratterizzato dalla pittura di paesaggio e da quella accademica: un particolare rilievo per Balla assume la conoscenza di Giuseppe Pellizza da Volpedo, importante riferimento per il divisionismo che poi adotterà a Roma.

Giacomo Balla

Giacomo Balla

Il trasferimento a Roma nel 1895 non gli consente che una prima timida apparizione pubblica, con un acquerello non identificato, all’Esposizione della Promotrice di Belle Arti nel 1891. Non partecipa dunque alle grandi rassegne nazionali di fine secolo, nelle quali si profila la nuova generazione dei “giovani” torinesi, anch’essi allievi di Giacomo Grosso. È con questi artisti che può essere confrontata la prima produzione romana di Balla, che nel 1902 mandava da Roma un’opera alla Prima Quadriennale. Oltre a Pilade Bertieri, si tratta di Felice Carena, Antonio Maria Mucchi, Luigi Onetti, Mario Reviglione, Domenico Buratti. Il fondamentale incontro con l’arte internazionale a Parigi nel 1900, la vivace ricerca di una modernità della pittura, la forte istanza sociale nelle opere di questi artisti, l’impatto positivo della torinese Esposizione d’Arte Decorativa Moderna del 1902 sono tutti elementi presenti nel Giacomo Balla pre-futurista.

L’indagine sul giovane Balla permette dunque di recuperare una pagina importante e ben specifica della storia artistica di Torino, troppo a lungo dimenticata, che rimane uno scenario prezioso per la comprensione della sua produzione successiva.

A.M.D.P.

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Wunderkammer GAM. La Torino del giovane Balla
4 novembre – 27 febbraio 2017 GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Via Magenta 31 – Torino

 Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima Ingressi: € 10 – ridotto € 8

INFO: Centralino tel. 011 4429518 – Segreteria tel. 011 4436907

e-mail gam@fondazionetorinomusei.it

Ufficio stampa GAM Daniela Matteu daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it

PROTOBALLA La Torino del giovane Balla alla GAM di TOultima modifica: 2016-10-23T20:43:19+02:00da annadipaolo
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